Ode a Bielsa, comunicatore silenzioso nell’era uniformata dei Mondiali

L’allenatore argentino dell’Uruguay si è rifiutato di guardare l’obiettivo durante la foto ufficiale della Fifa: è una protesta «storica»
Fabio Tonesi

Fabio Tonesi

Giornalista

L'esperto Marcelo Bielsa, da sempre un personaggio divisivo - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
L'esperto Marcelo Bielsa, da sempre un personaggio divisivo - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

In questi tempi così uniformati – sui social, in panchina, nelle conferenze stampa – avere ancora uno come il «loco» Marcelo Bielsa è una fortuna. Ci ricorda che non serve urlare sguaiatamente per lanciare un messaggio.

Infatti la Fifa ha fatto a tutti i giocatori e allenatori partecipanti al Mondiale la foto ufficiale. Molti l’hanno condivisa sui social network, una sola però ha fatto il giro del mondo. Proprio quella del ct argentino dell’Uruguay, a capo chino, senza guardare l’obiettivo. E senza poi dare spiegazioni a chi gliene ha chiesto conto: «Non devo dare alcuna spiegazione. Mi hanno scattato la foto così com’è venuta, non sono un modello. Spesso ci si interroga su dettagli irrilevanti, non esiste alcun dovere di comportarsi da modelli in queste occasioni».

Letture

Qualcuno ci ha visto un attacco alla Fifa, rifacendosi anche alle critiche rivolte agli Usa per l’organizzazione della Coppa America 2024. Potrà essere anche così, a noi basta pensare che in realtà era solo ciò che Bielsa sentiva di fare in quel preciso momento. Sembra poco, ma non lo è. Proprio perché viviamo in un’epoca comunicativa totalmente uniformata, la voce – in questo caso la postura – fuori dal coro fa rumore. Fa storia.

Aneddoti

In fondo, ce l’aspettavamo da uno come Bielsa. Un integralista del pressing e del gioco, si dice che nella propria tenuta di campagna talvolta porti gli inservienti nel giardino e li schieri come una squadra per provare degli schemi. Si dice pure che ogni giorno – festivi compresi – guardi almeno tre partite, che abbia teorizzato 28 moduli diversi, 5 modalità di ricevere la palla e 26 possibilità per battere una rimessa laterale. È uno che dieci anni fa disse sì alla Lazio e si dimise dopo un paio di giorni perché erano state disattese le promesse di mercato. Il «loco» (il pazzo) è così, prendere o lasciare. Nel bene e nel male. Ed è una fortuna in un calcio ormai pre-stampato.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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